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Santa Cesarea Terme (Le)
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Stemma

Stemma di Santa Cesarea Terme
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Lo stemma di Santa Cesarea Terme raffigura una torre con una bandiera, una pianta di tabacco e una grotta con un giglio. Questa raffigurazione così composita sintetizza le caratteristiche predominanti del paese: la torre è l'elemento architettonico che più di altri è presente lungo il litorale; la grotta si riferisce all'inconsueta conformazione del luogo ricco di antri, caverne e cavità sotterranee da cui sgorgano acque sulfuree e si sollevano esalazioni medicamentose; il giglio ricorda la leggenda della vergine cristiana Cesarea, mentre la pianta di tabacco è un omaggio alle frazioni di Vitigliano e di Cerfignano la cui economia prettamente agricola è caratterizzata da questa coltura.

Le grotte che hanno dato vita alle terme, si può dire che rappresentino la principale caratteristica del luogo sia dal punto di vista naturale sia da quello economico. Esse hanno reso Santa Cesarea uno dei centri termali più rinomati la cui frequentazione a scopo terapeutico cominciò sin nel primo Medioevo, quando dei benefici effetti di queste acque si aveva solo una conoscenza empirica. Il Galateo, riferendosi appunto alle sorgenti termali, così scrisse: "Est fons calidarum aquarum, quas ad complures morbos utiles esse experientia docet" (c'è una fonte di acque calde che l'esperienza insegna essere utili per molte malattie). La riscoperta a livello scientifico delle fonti medicamentose di Santa Cesarea, avvenuta nel 1828 in seguito alle prime analisi condotte dal medico di Sogliano, Mario Micheli, sollecitò non solo l'interesse degli studiosi, ma anche quello degli organismi amministrativi locali e provinciali che cominciarono a mobilitarsi per approntare un piano di utilizzazione sistematica di questa risorsa. Gli inizi furono difficili perché la località, "agreste ed impraticabile", viveva nel più assoluto isolamento, dal momento che mancavano le strade che collegassero con i centri vicini. Cosimo De Giorgi, nel 1901, così scriveva: «Quei pochi che venivano quaggiù lo facevano per assoluta necessità. Bisognava non camminare ma ruzzolare sul dorso della collina ed in basso andare tra scogli taglienti come lama d'acciaio». Ma la fama dei bagni terapeutici di Santa Cesarea si andava diffondendo e la frequentazione diventava sempre più numerosa: la strada allo sviluppo termale del luogo era ormai aperta, e con esso si apriva anche una importante prospettiva economia per tutta la zona.

L'elemento del giglio nello stemma ricorda invece la leggenda della Vergine Cesarea la quale, insidiata dal padre che voleva possederla, si gettò in acqua gridando: «Apriti, o monte, e inghiottimi, e fa' che gli stivali di mio padre diventino zolfo». L'invocazione di Cesarea fu ascoltata: essa si salvò nella cavità della roccia e l'acqua del luogo, che da lei avrebbe preso il nome, divenne sulfurea.

Anche l'elemento della torre simboleggia una specificità del paese. Lungo il roccioso litorale si ergono a sentinella ben quattro fortificazioni: Torre Porto Miggiano, costruita nella seconda metà del XVI secolo a scopo di difesa e di offesa, dal momento che era munita di artiglieria; Torre Santa Cesarea, coeva della prima, Torre Minervino ed infineTorre Specchia, la più imponente, che domina il mare da un'elevata altezza. La pianta di tabacco - lo si è detto - rimanda all'economia delle frazioni di Vitigliano e di Cerfignano. Ma quei campi verdi affacciati sul mare hanno ispirato anche il poeta Vittore Fiore che parlando di essi e dei salentini li immagina "in bilico tra l'Europa e il mondo".

Tratto da: Maria Fatima Rollo, Santa Cesarea Terme, in "Gli stemmi raccontano", a cura di Antonio Maglio, supplemento al numero odierno di "Quotidiano", Lecce, dicembre 1993, fasc. 4, p. 257.

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